Specus Alchemicus

fucina di conoscenza tradizionale (τα πάντα νούς)

Giovanni Colazza

Giovanni Colazza nacque a Roma il 9 agosto 1877 in un’agiata famiglia della borghesia romana. Come molti della sua epoca, ebbe una solida formazione classica, alla quale succedette la Laurea in Medicina e Chirurgia, nel 1902, presso l’Università La Sapienza di Roma.

Fin da giovane si interessò di esoterismo, sia orientale che occidentale, e presto entrò in contatto con le idee di Rudolf Steiner, grazie alla conoscenza, durante uno dei suoi viaggi in Europa, di Marie Von Sivers, che sarebbe poi divenuta la moglie di Steiner. Fu lei a organizzare il primo incontro tra i due, che avvenne, secondo la testimonianza di seconda mano di un allievo di Massimo Scaligero, a Roma, in Piazza di Spagna, più o meno in questo modo: “Rudolf Steiner era accompagnato da Marie von Sivers, che doveva fare le presentazioni. Lasciando indietro di qualche passo la von Sivers, lo Steiner mosse con passo deciso verso il Colazza, consegnando nelle sue mani senza preamboli un libro. Il libro era in francese e il suo titolo era L’Initiation.”1

Era il 1911, ed era la terza volta che Rudolf Steiner veniva in Italia. Questa volta, a differenza delle precedenti, era venuto espressamente “a conoscere il dottor Colazza, perché gli era stato indicato dal Mondo Spirituale”.2

Colazza diventò in breve tempo uno dei discepoli più vicini a Steiner, che gli affidò il compito di dirigere il movimento antroposofico in Italia, dopo la fondazione del Gruppo Novalis. Tale rapporto era anche intensificato dalle visite a Dornach, a cadenza annuale, durante le quali riferiva la Maestro l’andamento del gruppo e di sé medesimo. Oltre a ciò esercitava instancabilmente la professione di medico, mettendosi a disposizione di tutti, senza distinzione di censo o cultura. A fianco della sua professione, un’attività di instancabile conferenziere lo porta, dal 1944  fino alla sua morte, a incontrare uomini e donne di ogni età, esortandoli e preparandoli alla via della conoscenza della Scienza dello Spirito.

Il suo magistero fu prevalentemente orale, essendosi Egli sempre rifiutato di scrivere. In questo fu inimitabile maestro nell’uso della parola e del silenzio. Tale qualità, poi, a testimonianza di molti suoi allievi, lo rendeva simile a un maestro orientale.

Morì il 16 febbraio 1953, lasciando un’eredità di cui Massimo Scaligero, successivamente, si fece strenuo continuatore.

Note

1. Tratto da L’Archetipo -Mensile di ispirazione antroposofica

2. Massimo Scaligero, Dallo Yoga alla Rosacroce

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