Aspetti esoterici del perdono

Un giorno ad un Rabbi fu rubato l’orologio e il Rabbi si mise a rincorrere il ladro che si era dato alla fuga. Una volta raggiunto il ladro ed avendolo bloccato, il Rabbi gli disse: “Te lo regalo, affinché tu non abbia ad aver commesso un furto.”

Prima di entrare nel merito di questa breve trattazione, è importante fare chiarezza sul termine esoterico, per mostrare come quotidianamente si possa avere a che fare con aspetti non manifesti della natura umana stessa.

Esoterico significa letteralmente misterioso, incomprensibile dai più, da cui anche “non manifesto”. Per togliere quella certa aura di mistero che avvolge il termine, vorrei pertanto portare un piccolo esempio, che mostra come ci siano aspetti esoterici anche nell’attività di pensiero ordinario.

Si consideri il caso di un uomo che stia passeggiando lungo un sentiero di campagna. Ad un certo punto egli sente un fruscio alle sue spalle; si gira di scatto e vede alzarsi in volo un fagiano. Analizzando il processo si osserva che l’uomo passa da uno stato di quiete ad uno di inquietudine (quando sente il fruscio), e poi passa rapidamente ad uno stato di soddisfazione, una volta visto il fagiano. Cosa è accaduto? Il breve stato di inquietudine animica e di curiosità intellettuale è stato immediatamente risolto dal sistema di equazioni:

  • fruscio = effetto
  • fagiano = causa

In questo processo interiore ci sono a ben vedere due parti: una, manifesta, che chiamiamo  impropriamente pensare, che consiste proprio nel sistema di equazioni (ossia lo schema causa-effetto) e una non manifesta, quindi occulta (o semplicemente non osservata,) che è stata svolta da quell’uomo in maniera pressoché istantanea e in autonomia, e che consiste:

  • nell’aver scelto arbitrariamente di applicare lo schema causa-effetto per la soluzione del problema;
  • nell’aver posto, sempre arbitrariamente, il fruscio come effetto;
  • nell’essersi quindi messo alla ricerca di una causa, identificata poi nel fagiano.

Il pensare consiste in realtà nella totalità del processo, quella manifesta e quella occulta.

Questo esempio vuole evidenziare il fatto che molti degli aspetti dell’agire umano, definiti a volte insondabili o misteriosi, sono in realtà a disposizione della comprensione dell’uomo, a patto solo che li si sappia collocare nella giusta prospettiva, come è stato fatto per il pensare.

Venendo al perdono, anche per esso si possono individuare taluni aspetti occulti con gli strumenti ordinari del pensare e del sentire; per altri, invece, si dovrà far ricorso a metodi conoscitivi che estendano l’ambito ordinario della coscienza, e che inizialmente possono essere accolti solo come “comunicazione”. Per questa trattazione si farà alle comunicazioni che, riguardo a tale problema, vengono offerte dalla Scienza dello Spirito.1La Scienza dello Spirito, nota anche come Antroposofia, è una via di conoscenza fondata da Rudolf Steiner, che ha come scopo l’indagine scientifica del mondo spirituale. Alla base di essa sta la concezione dell’uomo come essere triarticolato formato da corpo, anima e spirito, secondo una concezione monistica del cosmo. Tale concezione è però ancora avversata, ad esempio dalla Chiesa Cattolica, che afferma dogmaticamente che l’uomo è costituito solo da “corpo e anima” (Concilio di Costantinopoli del 869). Scrive infatti Benedetto XVI nella recente Enciclica Deus caritas est: “…Ciò dipende innanzitutto dalla costituzione dell’essere umano, che è composto di corpo e anima. L’uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità”. Il concetto di spirito è inteso soltanto come sinonimo di anima, e non come di un corpo separato e distinto: “…Se l’uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come un’eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità”.

Anzitutto si considerino i seguenti aspetti manifesti del perdono:

  1. nasce dall’incontro con il male;
  2. inizialmente ha carattere esclusivamente individuale;
  3. successivamente può avere effetti sociali;
  4. comporta sempre e comunque uno scatto evolutivo.

L’incontro con il male è un’esperienza che riguarda l’esistenza di ogni individuo, ma dal punto di vista evolutivo, esso appare in un preciso momento , che  il Genesi , ad esempio,  rappresenta con l’allegoria della tentazione della donna operata dal serpente.2Genesi 2, 8-15, “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden”. Da un punto di vista occulto questa azione ha un significato importantissimo: infatti se da un lato ha tolto l’uomo da una condizione di purezza e innocenza, agendo come un vero e proprio  ostacolo, dall’altro lo ha costretto a staccarsi dal grembo divino entro cui era contenuto,3Genesi 3, 17-19, dove si rimarca che l’uomo dovrà provvedere autonomamente al proprio sostentamento. rendendolo indipendente dalla divinità,4 e quindi libero. Sembra paradossale a tutta prima, ma Lucifero ha inconsapevolmente cooperato con il Creatore al progetto Uomo.

Certo, c’è stata e c’è tuttora l’azione tentatrice, nella direzione della brama, e non si potrebbe affermare che Lucifero ha cooperato se le gerarchie spirituali6 che sovrintendono al progresso dell’uomo non avessero preso delle “contromisure”. Se così non fosse stato, in effetti, l’azione di Lucifero avrebbe fatto sprofondare l’uomo nell’egoismo e nelle sue brame. La contromisura adottata dalle gerarchie consiste nell’aver compenetrato l’entità umana di malattie, dolori e sofferenze.

Questa è stata la prima manifestazione del male nell’esistenza dell’uomo, e a dire il vero essa ricompare molto tempo dopo, come possiamo leggere nel brano del Vangelo di Matteo in cui viene narrato delle due tentazioni che Gesù subisce nel deserto7:

1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane”. 4Ma egli rispose: “Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”

Di nuovo la tentazione luciferica che brama al potere, che solo a Dio è dato. Ma subito dopo ecco entrare in scena un nuovo tipo di tentazione:

5Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”.

7Gesù gli rispose: “Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo”.

8Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9“Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”.10Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto:

Adora il Signore Dio tuo
e a lui solo rendi culto
”.

11Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

Anzitutto si noti che Gesù in questo caso chiama per nome il tentatore: Satana. Poi si guardi il tipo di tentazione: potremmo affermare che altro non è che l’impulso al potere e quindi alla materialità. Satana offre i regni e la gloria del mondo in cambio di un’azione malvagia. Quale rimedio è stato posto in questo caso dalle gerarchie? Nel percorso evolutivo dell’uomo è stata introdotta la possibilità del pareggio, che in termini occulti chiameremo legge del karma. Questo termine non deve venire frainteso, specialmente alla luce delle recenti tendenze new age: con esso viene intesa esclusivamente la possibilità data all’uomo di porre rimedio alle proprie azioni malvagie, attraverso un’ottica di pareggio di ogni singolo errore, non obbligatoriamente nei confronti della persona o delle persone nei confronti delle quali l’azione malvagia è stata perpetrata. Non si intende con ciò, per il momento, alcun tipo di predeterminazione esistenziale.

Si hanno così due tipi di tentazione: luciferica e arimanica8; vediamo più approfonditamente su quale piano dell’organizzazione dell’essere umano agisce ognuna di esse. Per fare ciò è però necessario introdurre un’altra comunicazione che ci viene dalla Scienza dello Spirito, riguardo la costituzione occulta dell’essere-uomo. Secondo tale concezione esso è costituito dai seguenti “corpi”:

  • Corpo Fisico
  • Corpo Eterico (aura)
  • Corpo Astrale (anima)
  • Io
  • Sé spirituale (manas)
  • Spirito vitale (buhdi)
  • Uomo spirituale (atma)

Sempre sulla base si tale concezione, Rudolf Steiner  ha più volte spiegato che le tentazioni luciferiche agiscono sul piano astrale, cioè sull’anima, mentre quelle arimaniche operano sul piano eterico9.

Per fare fronte alla nuova forma di tentazione (arimanica), e soprattutto al fatto che da un certo punto dell’evoluzione essa si sarebbe unita a quella luciferica, dopo il suo proprio  incontro con il male, il Cristo dona all’umanità una nuova e importantissima forma di preghiera10: il Padre Nostro.

Questa preghiera, dal punto di vista occulto, descrive sia le epoche evolutive che l’uomo ha vissuto e vivrà ancora sulla terra (chiamate pertanto epoche geologiche, ma con accezione scientifico-spirituale), sia quale arto costitutivo si formerà durante queste e mediante quale “prova”. Infatti ogni versetto del Padre Nostro può essere messo in relazione con ognuna delle sette epoche evolutive della Terra attuale, ma anche con ognuno dei “corpi” o arti costitutivi sopra citati. Non è questa la sede per approfondire ciò, ma basti sapere che l’epoca geologica che stiamo vivendo è la quinta, e in particolare che, all’interno di essa, stiamo vivendo il quinto periodo culturale11. Al quinto versetto del Padre Nostro, si trova:

12e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

Che questa sia il compito principale dell’uomo contemporaneo è evidenziato anche dal fatto che questo è l’unico versetto per il quale il Cristo si senta in dovere di dare un’ulteriore spiegazione12:

14Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Il perdono è quindi l’azione portante del messaggio evangelico del Cristo: esso è il fulcro dell’impulso evolutivo che deve scaturire dall’incontro “un nuovo tipo di male”, rappresentato simbolicamente dalla tentazione satanica del Vangelo di Matteo. Questo tipo di tentazione, che potremmo anche definire materialistica o super-egotica, parte da quell’arto costitutivo definito Corpo Eterico che, in termini occulti, è la sede dei retaggi collettivi quali: la patria, la famiglia, la lingua, la cultura. Il tipo di azione che può scaturire su questo piano è ad esempio quello della “faida” di tipo mafioso, oppure la discriminazione razziale e, più in generale, tutte le forme di intolleranza che si fondano sulla diversità, e che trovano spesso il loro sostrato sugli aspetti più materiali dell’esistenza, come quelli sopra citati.

Torniamo allora al secondo punto: il perdono ha inizialmente carattere esclusivamente individuale. Allora mi chiedo: dal punto di vista occulto, stante cioè l’organizzazione dell’uomo esposta prima, in che parte di me nasce il perdono? E come si configura questa azione?

La risposta è ancora nel quinto versetto del Padre Nostro. Un grande iniziato del ‘800, Papus, nella sua interpretazione esoterica della preghiera, a questo punto sosteneva che il perdono è anzitutto da cercare nella concordia tra il proprio io inferiore e la parte spirituale superiore di sé, quella che, in termini occulti, è rappresentata dal manas, budhi e atma, ed è in relazione ai primi tre versetti della preghiera. Potremmo al limite arrivare a sostenere che:

l’azione di perdono verso un fratello può scaturire solo se MI perdono.

Questo significa che il perdono va ricercato anzitutto dentro e verso se stessi. Anche S. Agostino aveva un concetto analogo, quando affermava:

“Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”
(non andare fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità)

Il “rimetti a noi i nostri debiti” è allora l’invocazione al mio Io Superiore affinché sia indulgente verso i miei debiti. Ma subito dopo, passando al terzo punto, è chiesto di fare uno scatto ulteriore: il perdono si completa solo se lo si estende al prossimo. Questa parte però, come si è detto, potrebbe anche non avvenire.

Ricapitolando si può affermare che il perdono consiste di due fasi: nella prima mi viene chiesto di superare i mie debiti, ovvero le mie debolezze, i miei retaggi, in altre parole di dimenticare, azione che potremmo definire passiva; nella seconda invece mi viene chiesto di attivarmi per amare la persona che sto perdonando, e quindi, con un verbo che indica proprio la connessione con questa facoltà, di ricordare incessantemente il voto interiore di superamento di sé stessi, che solo può spingere il vero perdonare

Nella lingua tedesca troviamo la prova del fatto che il vero perdonare consiste di queste due fasi, nell’esistenza di due verbi:

  1. il primo è verzeihen (perdonare), che deriva dal verbo verzichten, che significa rinunciare e che sta a indicare l’atto volontario di superamento del proprio io inferiore mediante l’azione di dimenticare;
  2. il secondo è vergeben, da ver + geben, che sta a indicare l’atto di donazione di sé che si compie attuando il perdono.

Cosa succede allora se non perdono? Per capirlo occorre anzitutto notare che nel versetto della preghiera si parla di debiti. Un debito è una condizione di imparità, la sua estinzione può essere vista come un pareggio, pertanto se non avviene il perdono, perdurerà sempre una condizione di disparità: chi non perdona tiene in un certo senso “in ostaggio” chi ha compiuto l’azione malvagia, mentre chi non è perdonato non è libero di evolversi. A tale condizione di imparità viene in aiuto la legge del karma, che ha il compito di riproporre all’uomo, sia nell’ambito di ogni singola esistenza che anche in quello delle rinnovate vite terrene, i nodi irrisolti che sono causati dal non perdono. Per questo, subito dopo aver dato la preghiera ai suoi discepoli preoccupati di sapere quante volte dovessero perdonare, egli risponde: “fino a settanta volte sette”. In questa formula è infatti da intendersi che ogni debito karmico accumulato in un’esistenza (rappresentato dalla durata di 70 anni della vita dei patriarchi), dovrebbe essere risolto nelle sette vite successive.

Perché non si ha coscienza, allora, né delle precedenti vite, tanto meno dei debiti karmici e di conseguenza degli obiettivi che il nostro io superiore si prefissa di raggiungere in ogni incarnazione? La scienza dello spirito su questo punto afferma che questo è dovuto al necessario processo di “condensazione” dell’uomo, che lo doveva portare fino al punto di sviluppare le necessarie facoltà per tornare ad afferrare ciò. Ma dice anche che questa è l’epoca in cui è possibile risvegliare facoltà latenti, come la chiaroveggenza, che faranno comprendere ad ogni uomo di essere immerso in una vera realtà spirituale, di cui la legge del karma e le rinnovate vite terrene sono solo un aspetto. E aggiunge anche, riferendosi al messaggio evangelico cristiano, che lo strumento fondamentale per raggiungere queste facoltà è il perdono.

La scienza dello spirito altro non è che una via di comprensione dei misteri che già da tempo esistono, non ne aggiunge di nuovi, non ve n’è bisogno; semmai offre uno strumento adeguato alla costituzione dell’uomo moderno, fortemente incentrata sull’intelletto, che poi è la facoltà essenziale del quarto corpo costitutivo, l’Io, per comprenderli e calarli nelle esigenze dei tempi attuali.

 

  1. Secondo l’esoterismo cristiano esse sono: Serafini, Cherubini, Troni,Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli, Angeli.
  2. Zingarelli 2001 – Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli
  3. Matteo 4, 1-11
  4. Arimane, italianizzazione di Ahriman, è lo spirito malvagio emanato da Ahura Mazda, nella religione dello Zoroastrismo, detto anche Angra Mainyu. Alcuni studiosi ritengono che la figura di Angra Mainyu abbia ispirato agli ebrei il concetto di Satana, come avversario di Dio, forse dopo il ritorno dalla cattività babilonese.
  5. Influssi Luciferici, Arimanici, Asurici, conferenza tenuta a Berlino il 22 marzo 1909
  6. Matteo 6, 9-14
  7. Ogni epoca geologica viene suddivisa in sette periodi culturali, ciascuno di 2160 anni. Per quanto riguarda l’attuale epoca, definita postatlantidea, essa è costituita dai seguenti periodi: paleo-indiano, paleo-persiano, egizio-caldeo, greco-romano, attuale, americano, slavo.
  8. Matteo 6, 14-15

Note   [ + ]

1. La Scienza dello Spirito, nota anche come Antroposofia, è una via di conoscenza fondata da Rudolf Steiner, che ha come scopo l’indagine scientifica del mondo spirituale. Alla base di essa sta la concezione dell’uomo come essere triarticolato formato da corpo, anima e spirito, secondo una concezione monistica del cosmo. Tale concezione è però ancora avversata, ad esempio dalla Chiesa Cattolica, che afferma dogmaticamente che l’uomo è costituito solo da “corpo e anima” (Concilio di Costantinopoli del 869). Scrive infatti Benedetto XVI nella recente Enciclica Deus caritas est: “…Ciò dipende innanzitutto dalla costituzione dell’essere umano, che è composto di corpo e anima. L’uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità”. Il concetto di spirito è inteso soltanto come sinonimo di anima, e non come di un corpo separato e distinto: “…Se l’uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come un’eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità”.
2. Genesi 2, 8-15, “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden”.
3. Genesi 3, 17-19, dove si rimarca che l’uomo dovrà provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

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