di Richard Distasi

Quello che segue è la traduzione di un articolo di Richard Distasi, apparso come nota di Facebook, e disponibile pertanto solo agli utenti registrati. Ho voluto condividerlo con i miei lettori italiani, per l’importante luce che getta sulla linea delle incarnazioni di Giovanni.

Si legge spesso in Rudolf Steiner che Giovanni Battista fu un tempo il profeta Elia.1Vedi anche l’articolo pubblicato qui. Abbiamo anche appreso che Nabot di Izreel fu una precedente incarnazione di Giovanni il Battista. Il racconto biblico si sviluppa in modo tale che si ha l’impressione che Nabot ed Elia abbiano vissuto nelle stesso periodo, seppure separati l’uno dall’altro. Tuttavia, approfondendo la lettura delle conferenze di Rudolf Steiner sull’argomento, diviene chiaro che il nome di Elia debba essere inteso più precisamente come il nome atto a identificare il mantello soprasensibile che avvolge l’IO SONO di Nabot. Relativamente a Giovanni Battista, nelle sue conferenze, Rudolf Steiner ritenne spesso più conveniente utilizzare il nome di Elia, piuttosto che quello di Nabot, in quanto di più facile identificazione. Nello sviluppo successivo dell’Antroposofia, le identità di Giovanni Battista e di Elia sono poi diventate intercambiabili.

Quello che di recente è stato rivelato attraverso la ricerca spirituale è ciò che segue: l’IO SONO di Zarathustra risiedeva anche all’interno del mantello di Elia come una presenza aggiuntiva minore, in confronto alla più evidente presenza dell’anima di Adamo, entro il mantello stesso. Questa presenza aggiuntiva di Zarathustra all’interno del mantello Elia non era differente da quella di Giovanni Battista risiedente nel corpo eterico di Lazzaro, dopo la resurrezione di questi. Nella storia del mondo, si trova spesso la compresenza di tali esseri elevati. Ciò è frequente tra i sette Santi Rishi, che si reincarnano in continuamente nel corso dei secoli. Un altro esempio è la compresenza di Hillel entro l’elemento animico di Gesù di Nazareth,  a partire dal suo dodicesimo anno e fino al battesimo nel Giordano. Sebbene in quest’anima Zarathustra sia stata la presenza di rilievo, anche Hillel, in quanto reincarnazione di Mosè, compenetrava l’anima di Gesù di Nazareth in modo minore. Il collegamento tra l’anima di Adamo e Zarathustra al tempo di Elia trova la sua eco molto più tardi, quando Novalis viene iniziato dall’entelechia di Christiane Wilhelmine Sophie von Kühn. Questo accadde dopo la morte di lei, mentre egli stava in piedi presso la sua tomba. Sophie von Kühn era l’incarnazione del XVIII secolo di Zarathustra, mentre Novalis era una reincarnazione dell’anima di Adamo.

Come ha indicato Sergej Prokofieff nel suo libro Eterna Individualità, il mantello di Elia si dispiegava  su una vasta estensione e copriva la totalità del popolo ebraico. Prendendo in considerazione le opere di Rudolf Steiner e Sergej Prokofieff  a riguardo tale estensione nella regione della Palestina, diventa chiara la presenza dell’Arcangelo Michele come Anima di Gruppo del popolo ebraico, nell’epoca storica in cui si svolgono i fatti narrati nell’Antico Testamento. È inoltre necessario considerare il fatto che Jahvè era presente come Spirito di Gruppo – essere di un ordine superiore – del popolo ebraico. Attraverso le parole di Rudolf Steiner: «Così, vediamo sorgere il profeta Elia, che elabora enormemente l’idea di Jahvè per l’umanità, cosicché gli dobbiamo attribuire un’importante azione epocale a favore dell’umanità, se solo lo osserviamo nella giusta luce.»2Cfr. conf. del 14 dicembre 1911, GA 61, disponibile su Rudolf Steiner Archive online

Lo studio di Prokofieff su Elia pone l’attenzione sulle forze dello spirito di Michele e dello spirito di Jahvè, che fluivano attraverso il mantello di Elia. Michele e Jahvè sono stati profondamente interconnessi con le forze dell’anima del popolo ebraico, lungo tutta la storia di questo. In tal modo, si può dire lo stesso di Nabot-Elia, che era il loro profeta e che ha steso il suo mantello sul popolo ebraico. Il nome Elia significa: “Dio è il Signore”. Nel suo lavoro, Prokofieff considera anche l’aura eterica dell’anima di Nathan come facente parte del mantello di Elia. L’anima di Nathan è l’anima sorella dell’anima di Adamo.

Il corpo più basso di un arcangelo è quello astrale. Il mantello di Elia era costituito da un estratto del corpo astrale dell’arcangelo Michele, che è stato separato da questo. Il mantello di Elia consisteva anche del corpo eterico di Nathan. Questa essenza astrale donata a Nabot dal corpo astrale di Michael e dal corpo eterico di Nathan, avvolgeva il suo l’IO SONO come il mantello di Elia.

Va aggiunto che lo spirito di Adamo non è mai stato pienamente incarnato nel corpo di Nabot. Esso risiedeva per lo più entro l’aura eterica di Nathan. Questa a sua volta era per lo più avvolta dalla vasta sostanza astrale donata da Michele. L’IO SONO di Nabot risiedeva all’interno dell’aura animica di Nathan. Secoli dopo, all’alba del giorno di Pasqua, l’anima Nathan e l’entelechia di Giovanni Battista si ricongiunsero e apparvero a Maria Maddalena e alle altre donne, con le sembianze del giovane presso la tomba (Mc 16:5). Questo evento era stato prefigurato all’epoca di Naboth-Elia, quando Nabot e l’anima di Nathan divennero nominalmente una sola. Questa unione andò massimamente a effetto solo la mattina di Pasqua, grazie all’impulso del dopo-Golgota dato dal Cristo risorto. Molto di ciò che accadde all’epoca di Naboth-Elia adombrava in realtà ciò che sarebbe dovuto manifestarsi al tempo del mistero del Golgota. La vasta aura astrale di Elia era una prova anteriore al più grande pleroma cosmico che il Cristo ha successivamente realizzato sulla terra. L’aura del pleroma cosmico del Cristo si è distesa in ogni dove, come comunica Rudolf Steiner nel ciclo di conferenze sul Vangelo di Marco.

Ora, come dobbiamo considerare il carro di fuoco che portò via lo spirito di Elia?

– continua –

Note   [ + ]