IL TEMPERAMENTO COLLERICO

Nel collerico, l’arto costitutivo predominante è l’io. Quando predomina l’io, l’uomo tende a farsi valere in ogni ambito, specialmente l’esterna, e vuole anche apparire: è il temperamento tipico del condottiero. Quando l’io è in eccesso, però, può ostacolare lo sviluppo delle altre parti costitutive umane e non permettere, ad esempio, al corpo astrale e a quello eterico di affermarsi. Poiché il corpo fisico si forma sul modello del corpo eterico, può accadere quindi che il collerico si presenti tozzo e tarchiato, segno di uno sviluppo fisico incompiuto.

Il volto ha in genere lineamenti duri e incisivi, con fronte ben formata, mascella squadrata e labbra carnose e rosse. Due gesti del suo capo sono particolarmente caratteristici. Uno consiste nel gettare la testa all’indietro con alterigia, l’altro invece nel guardare l’interlocutore come un toro che si prepara alla carica, cioè sporgendo la testa in avanti e chinando la fronte. Il collerico, infatti, ha il cosiddetto collo taurino. Le spalle perfettamente orizzontali possono accentuare ancora di più questa natura taurina (è proprio da questa simbologia che derivano le spalline delle uniformi militari).

Il collerico ha lo sguardo fermo e i suoi occhi rivelano una vivissima luce interiore. Il suo passo è fermo e sicuro ed egli non solo appoggia il tallone sul terreno, ma sembra quasi che voglia farvelo sprofondare. La parte anteriore del piede, invece, quasi non poggia per terra. Questo tratto caratteristico si evidenzia maggiormente negli scoppi d’ira, quando il collerico pesta furioso i piedi per terra. In genere i collerici camminano a passo svelto, dando l’impressione di essere sempre di fretta.

Sembrerebbe che tra le persone con i capelli rossi sia particolarmente diffuso il temperamento collerico (se non come primario, come secondaria). Rudolf Steiner spiega in due conferenze (8 gennaio e 30 giugno 1924) che le persone bionde e soprattutto quelle rosse producono in continuazione zolfo. Ad esempio Napoleone, che aveva i capelli ramati, viene descritto come avente un volto “sulfureo”. I capelli rossi, inoltre, a differenza degli altri, sono particolarmente ricchi di ferro. Già gli antichi greci (come ad esempio Galeno) associavano i capelli rossi al temperamento collerico, contribuendo allo stereotipo che vuole i rossi di capelli come persone facilmente “infiammabili”.

Come noto dall’Antroposofia, il sangue è il veicolo dell’io, per cui per il collerico è importante che il calore contenuto nel sangue compenetri tutto l’organismo, consentendogli così di vivere nella volontà. Questo temperamento, infatti, favorisce soprattutto l’elemento volitivo e quindi non deve meravigliare che fra i condottieri più famosi si annoverino tanti collerici. In essi vi era il desiderio di lasciare la loro impronta nel mondo.

Nell’uomo il calore del sangue affluisce soprattutto nel fegato, e infatti non è un caso che durante la digestione il sangue del fegato sia il più caldo di tutto l’organismo. Esiste quindi una relazione tra il collerico e il prodotto del fegato che è la bile (dal cui termine greco deriva il suo nome: cholee ). Un individuo con un fegato sano è quindi in grado di prendere decisioni più velocemente e facilmente. Per inciso, possiamo notare che non bisogna confondere la persona collerica con la persona irascibile. I Greci, infatti, avevano un altro termine per indicare le persone irascibili, cioè arguilos. Essere irascibili fa parte del carattere, e quindi questo tratto lo si può trovare in qualunque temperamento.

Una delle caratteristiche principali del collerico è la grande forza di volontà, grazie alla quale egli (a differenza del sanguinico) porta sempre a termine ciò che inizia, anche a costo di cadere poi a terra stremato. Questo amore per la sfida, però, può trasformarsi in ostinazione e spesso in sconsideratezza, perché porta a non valutare bene i rischi di ciò che si intraprende. Il collerico, infatti, è convinto di essere infallibile, invincibile, indispensabile. E se quindi gli si dice, magari in tono scherzoso, che non è all’altezza di quel particolare compito, la sua reazione sarà quasi certamente uno scatto d’ira.

Una cosa che il collerico non tollera è l’adulazione, la piaggeria. Di conseguenza, chiunque tenti di adularlo, verrà in genere disistimato e respinto. In genere i collerici sono persone oneste e di cuore, e anche di grande integrità morale; e anche se all’esterno possono apparire bruschi e taciturni, sono in realtà generosi e pronti a soccorrere chi è in difficoltà.

Poiché, come abbiamo detto, si considerano i più efficienti e competenti, mal sopportano l’incompetenza e l’inefficienza degli altri. Inoltre, e avendo elevate capacità analitiche, sono spesso critici verso gli altri, per poi non tollerare le critiche verso essi stessi. Se le cose non vanno secondo i loro piani, allora è meglio correre ai ripari dalla loro ira, che non risparmierà niente e nessuno. E quando un collerico è arrabbiato è inutile tentare di calmarlo… Nel collerico, infatti, la causa dell’ira è il fatto che la soluzione ai problemi da lui proposta e che lui, ovviamente, considera l’unica e la migliore, non è vista allo stesso modo dagli altri. Di conseguenza, se i suoi sforzi di cambiare la situazione non sono riconosciuti, o addirittura sono ostacolati, il collerico si arrabbia, poiché sente sminuita la sua stessa individualità.

In quanto possiedono un forte senso della propria individualità, i collerici rischiano di diventare persone autoritarie, se non addirittura dittatoriali, aggressive e brutali, capaci, nei loro scatti d’ira, di fare cose di cui poi si pentiranno. Un esempio è quando Alessandro Magno, in uno scatto d’ira probabilmente favorito anche dall’alcool, uccise uno dei suoi generali più fidati e amico d’infanzia, Clito il Nero. Resosi conto di ciò che aveva fatto, il suo primo istinto fu di uccidersi con la stessa spada, ma fortunatamente venne fermato e trascorse i giorni successivi chiuso in una tenda a piangere, senza che nessuno riuscisse a consolarlo. non è solo l’ira da dominare, ma anche il desiderio di potere e di riconoscimenti sociali.

A differenza del flemmatico che, come abbiamo visto, dimentica le offese ma non perdona mai del tutto, il collerico perdona le offese ricevute, ma non le dimentica.

Riguardo l’alimentazione, poiché il collerico vive nell’azione dei muscoli, gli è necessario molto zucchero. Sarebbe meglio evitare lo zucchero raffinato e preferire quello contenuto negli amidi del grano intero e dei cereali, in modo che sia il suo stesso organismo a produrre da sé. Rudolf Steiner ha infatti detto che lo zucchero è la sostanza attraverso cui l’io si collega all’organismo. Il cereale più indicato per il collerico è quindi l’avena, che già veniva preferita dai popoli nordici. L’avena, inoltre, deve essere masticata a lungo, e per il collerico sono proprio da preferire cibi che richiedono una lunga masticazione, poiché ciò gli procura piacere. Ovviamente non dovrà mangiarne troppa, ma alternarla a cereali che non appartengono a nessun temperamento, come segale, orzo e grano.

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