Il Buon Governo di se stessi

Nel Fedro Platone espone il mito della “biga alata”. In esso egli ravvisa l’anima dell’uomo a una biga alata trainata da due cavalli, uno bianco e uno nero. L’auriga cerca di portarla più in alto possibile, ma per riuscirci deve cercare di armonizzare le forze del cavallo bianco e quelle del cavallo nero; solo in questo modo potrà governare la biga.

L’auriga rappresenta la parte razionale dell’anima, detta loghismòs, e il luogo in alto dove vorrebbe portare il carro è l’Iperurano, il mondo delle Idee. Il cavallo bianco, invece, rappresenta la parte irrazionale, impulsiva e sentimentale dell’anima, detta thymoeidès, l’unica che secondo Platone può essere asservita all’obiettivo dell’auriga; il cavallo nero, poi, rappresenta la parte irrazionale e istintiva dell’anima, detta epithymetikòn, quella cioè che vorrebbe trascinare il carro verso il basso, nel mondo delle passioni animalesche. La parte bassa e appetitiva dell’anima crede che la felicità consista nel soddisfacimento degli istinti più bassi; d’altra parte la parte alta vorrebbe “svolazzare” qua e là senza meta, ma l’auriga sa che la vera felicità si può trovare solo in una retta direzione che porti al perfetto mondo delle Idee.

In tale mito Platone chiarisce anche quale sia il punto chiave del Buon Governo della città: il Buon Governo di se stessi,  Nella Repubblica infatti, egli sostiene:

…il dio è buono nella sua stessa realtà […] ciò che è buono non è dunque responsabile di tutte le cose: ma è responsabile di quelle positive e non responsabile invece di quelle cattive […] i beni a nessun altro che alla divinità vanno fatti risalire, ma per i mali va cercata qualche altra causa, non certo il dio.1Platone, Repubblica, II 378 E-379 D.

Ossia: la causa del cattivo governo va ricercata negli uomini, non nel dio; se infatti un uomo non sa condurre le “proprie anime” nella giusta direzione, come potrà condurre l’intera polis?

Questa idea di Platone ha origini più antiche, già in Solone, infatti, si può trovare qualcosa di analogo. nel IV frammento (West) dell’Eunomia il grande ateniese afferma infatti:

La nostra città non perirà mai per decreto di Zeus né per volere dei beati dei immortali. Tale Infatti magnanima protettrice Atena dal padre possente Pollade dall’ alto tende le mani. Gli stessi cittadini vogliono distruggere la grande città scelleratamente, sedotti dalle ricchezze, l’animo ingiusto dei capi del popolo ai quali é previsto a causa della grande tracotanza sopportare molti dolori: infatti non sanno contenere l’insolenza nè godere delle gioie presenti nella tranquillità del banchetto. E si arricchiscono persuasi da azioni ingiuste e non risparmiando alcuno nè dei beni sacri nè pubblici rubano chi da una parte chi dall’altra con rapacità e non rispettano i fondamenti di Dike (o Giustizia), la quale essendo silenziosa conosce le cose che accadono e le cose passate, e col tempo in ogni modo viene per punire.2Solone, Eunomia, IV West.

Oltre a osservare la tremenda attualità di quanto la Tradizione ha sempre saputo dell’anima umana, vogliamo far notare che una tale concezione è contenuta simbolicamente nel libro muto dei Tarocchi. La settima lama (o Arcano che dir si voglia) è infatti quella del Carro, che rappresenta simbolicamente il dominio di se stesso, attraverso l’unione delle forze volitive (i due tifoni che trainano il carro) con quelle intellettuali (l’auriga e la sua corona “solare”), mediate da quelle del cuore (il simbolo alato rappresentato sul carro, che significa l’unione mercuriale degli opposti, che è l’Amore).

Note   [ + ]

1. Platone, Repubblica, II 378 E-379 D.
2. Solone, Eunomia, IV West.

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