Un conflitto euro-asiatico immaginato a Londra nel 1992

di Terry Boardman, da The Present Age (L’epoca presente) Vol. 1/No. 8/Novembre 2015, disponibile in originale qui.

Durante la Prima Guerra Mondiale, Rudolf Steiner disse che: “tutta la futura evoluzione culturale … è una questione di unione tra l’Europe Centrale e quella dell’Est.”1Si Veda Rudolf Steiner, conf. del 12 marzo 1916, in GA 174b (non tradotta in italiano, NdT). Con ciò egli intendeva che l’impulso culturale e spirituale dell’Europa Centrale nella quinta epoca post-atlantica, fondato sull’Antroposofia e sulla Triarticolazione Sociale, doveva esser consegnato alle popolazioni slave, che saranno le principali portatrici dell’evoluzione umana nella Sesta epoca. Le forze ostacolatrici arimaniche, che nella Quinta epoca lavorano prevalentemente ma non esclusivamente attraverso la cultura anglofona orientata materialisticamente, così come si è sviluppata a partire dal XVII secolo, si stanno adoperando sia per impedire che si realizzi questa connessione, che per dirigere, accudire o seguire la Russi e il popolo slavo attraverso un diverso percorso “educativo”.

Il 2011 immaginato nel 1992

Esattamente settanta anni dopo la distruzione del primo Goetheanum di Dornach (Svizzera) e allo stesso tempo in cui stava per iniziare il progetto del Mercato Europeo Comune del 1992 (1 gennaio 1993), sulla rivista londinese The Economist (numero doppio del 26/12/1992-8/1/1993) apparve un articolo che dava una netta indicazione di come le forze arimaniche avrebbero cercato di ostacolare ciò che Steiner disse che sarebbe stato necessario per il futuro. L’articolo, scritto nel 1992 all’approssimarsi dell’epoca del World Wide Web (grande ragnatela mondiale), tratteggiava un conflitto che sarebbe durato per la maggior parte della prima metà del XX secolo e che sarebbe iniziato col tentativo di un gruppo islamico di fondare un califfato, e che nel suo evolversi avrebbe portato alla distruzione della Russia, così come la conosciamo. Le tre pagine di articolo anonimo era abbastanza chiaro riguardo all’anno in cui questa strategia sarebbe iniziata: il 2011!

L’articolo è stato scritto nella forma di un estratto da una storia del mondo immaginaria scritta nel 2992 e si intitola: “Una retrospettiva dal 2992 – una storia mondiale, capitolo 13: il disastroso XXI secolo”. È accompagnato da tre illustrazioni in finto stile medievale. Si tratta di un riferimento semiotico al ben noto libro della defunta storica americana Barbara Tuchman, Uno specchio remoto – Il disastroso XIV secolo. Il libro della Tuchman ha descritto in modo straordinario i veri disastri della “crisi puberale” europea del XIV secolo, che è stata per molti aspetti davvero catastrofica. Il sottotitolo dell’articolo dell’Economist implica che il XXI secolo sarà un secolo di calamità analogo. Tutto ciò riflette una verità occulta: a 21 anni si ha la nascita dell’Io nella vita dell’individuo così come nella vita dell’umanità intera; è dunque un indicatore importante, come lo sono anche i 14 anni, che segnano la nascita del corpo astrale all’ingresso nella pubertà. Ma 21 significa più di ciò, è in un certo senso l’indicatore principale, perché è l’età in cui l’umanità per la prima volta diventa coscientemente responsabile del pianeta – il secolo dell’Ego dell’Umanità, per così dire. Questo, da un punto di vista antroposofico, significa che l’Economist stava anche affermando che il secondo secolo (1979-2079) dell’Era di Michele (1879-2300 c.ca), quello in cui l’impulso micaelita comincerà davvero “ad andare ad effetto”, come è stato, sarà quello dei disastri, in quanto l’articolo dipinge un quadro catastrofico per gran parte dell’umanità del XXI secolo (ad eccezione degli Stati Uniti e di Israele che non sarebbero interessati dal conflitto in euro-asiatico), perché l’umanità nel 1992 non fece ciò che l’Economist riteneva andasse fatto, che consisteva nel consentire al mondo intero di essere permeato da quello anglofono e dal suo “credere nel diritto di ogni uomo alla libertà politica ed economica”.2Che la libertà personale (concorrenza e affermazione di sé piuttosto che cooperazione e servizio) debba essere il principio dominante della vita economica si scontra con il pensiero tripartito, come illustrato da Rudolf Steiner dal 1917 al 1922. Steiner ha insistito sul fatto che la cooperazione è la vera base dell’attività economica.

Sebbene l’articolo pretenda di essere il 13° capitolo di una storia del mondo che arriva fino al 2992, in realtà si parla solo della prima metà del XXI secolo – di eventi fino a circa il 2050. In breve, dal 2011 (anno in cui ha avuto luogo la Primavera Araba e in cui Anders Breivik compì le sue stragi in Norvegia) prende il via il conflitto euro-asiatico, dopo il colpo di stato militare in un paese musulmano, che porta alla nascita di una nuova super-entità pan-islamica che si avvale delle risorse petrolifere arabe e lancia un’offensiva che cerca di ripristinare il Califfato –lo stato unico di tutti i musulmani. Questa entità pan-islamica si allea in qualche modo con la Cina, che ha le sue questioni in sospeso con “l’Occidente” nella regione asiatica del Pacifico e finisce per sottomettere forzatamente il Giappone. Cinesi e mussulmani assieme si rivoltano contro l”Occidente. È interessante notare che Israele non viene neppure menzionato nell’articolo; verosimilmente non è influenzato da tutti i disastri del XXI secolo e non gli accade nulla – forse perché è assai noto che i Rothschild hanno una partecipazione del 30% nell’Economist e Lynn Forester de Rothschild siede in consiglio di amministrazione. Chiaramente, l’autore dell’articolo ha immaginato che nel 2014 poteva comunque essere in corso una qualche guerra in Oriente, in Siria e nei pressi, perché l’articolo riferisce di una “Battaglia di Antiochia” (Antakya) in quell’anno. Antakya oggi si trova in Turchia, proprio al confine nord-occidentale con la Siria. In epoca antica Antiochia era una città siriana, il luogo dove si recò San Paolo e dove i Cristiani furono per la prima volta chiamati con quel nome. La Turchia – vista dai pan-islamisti come un traditore dell’Islam – fu la prima vittima dell’alleanza (sino-islamica, NdT), ma soprattutto, l’obiettivo principale dell’alleanza si rivela essere la Russia!

Il destino della Russia

L’articolo descrive una Russia che a metà del XXI secolo ha ceduto all’alleanza la vasta regione dei territori a est degli Urali: «in due brevi campagne militari i confini della Russia sono stati respinti fino agli Urali verso una precaria linea che va dagli Urali centrali fino al Mare di Azov». L’America si è ritirata nell’isolazionismo e si limita a osservare il conflitto nel Vecchio Mondo mentre la Russia si riduce. L’articolo descrive come l’Europa contenga l’attacco dell’alleanza per mezzo delle sue armi nucleari cosicché il conflitto si svolge apparentemente tra la Russia e l’alleanza islamico-cinese. In effetti l’Occidente ci mette l’incudine e l’Oriente il martello, e tra di essi la Russia va in pezzi.3L’articolo dell’Economist del 1992 è esaminato in dettaglio nel capitolo 3 del libro di Terry Boardman Mapping the Millennium – Behind the Plans of the New World Order (1998 e 2013), Persaeus Verlag, disponibile qui. I cinesi conquistano la Siberia orientale e gli islamici il resto. La Russia ritornerà così ai confini che aveva alla fine del XVI secolo e diventerà, in termini geopolitici, uno stato propriamente europeo. In quanto tale, anche se ciò non è menzionato nell’articolo, la Russia sarebbe quindi pronta per quell’integrazione che, nel 1990, Zbigniew Brzezinski aveva già chiamato “Europa atlantista” o “Euro-America”, ecc. In altri termini, la Russia sarebbe stata sopraffatta dall’Euro-America, come conseguenza della guerra euro-asiatica del XXI secolo, che sarebbe iniziata nel 2011 e conclusa circa nel 2050; quest’ultima è un connubio che possiamo osservare realizzarsi ai giorni nostri attraverso la NATO, l’Unione Europea e da ultimo il TTIP, che Hillary Clinton ha elogiato come una NATO economica e che Anders Fogh Rasmussen, l’ex Segretario Generale della NATO, l’ha definita una comunità trans-atlantica integrata. Questa sarà l’ultima vittoria per Brzezinski e per quelli che la pensano come lui, nell’élite britannica (ad esempio l’Economist) poiché significherà l’ultimazione di ciò che lui stesso, con tutta l’antipatia del suo retaggio aristocratico polacco, ha a lungo chiamato “l’impero russo”. In effetti, in un articolo per la rivista del Consiglio per gli Affari Esteri (Foreign Affairs settembre/ottobre 1997, USA. L’articolo in questione si intitola A Geostrategy for Eurasia, NdT), Brzezinski immaginava già una “Russia confederata” costituita da tre aree: “Russia”, “Siberia” e una “Repubblica orientale”. È interessante notare che l’idea di una integrazione della Russia nell’UE e nella NATO è stata poi esposta in un articolo apparsi sul numero di maggio/giugno 2010 di Foreign Affairs (dal titolo NATO’s Final Frontier – Why Russia should join the Atlantic Alliance, NdT).

Strategie imperiali

Alla luce dei legami oggi sempre più stretti tra Russia e la Cina, le reti infrastrutturali eurasiatiche dell’energia e dei trasporti che i due paesi stanno sviluppando insieme e i collegamenti militari tra di essi, l’eventualità prospettata dall’Economist di un’alleanza islamica che distrugge la Russia potrebbe sembrare pura fantasia. Dovremmo invece ricordare che spesso nella storia sono accadute le cose più strane e che l’élite britannica è abituata a “giocare a lungo termine”. L’Economist non è famoso per indulgere a mere speculazioni o fantasie. Se nel 1887 (quando la Gran Bretagna era in uno “magnifico isolamento” diplomatico, mentre intratteneva relazioni amichevoli con la Germania e ostili con Francia e Russia) uno avesse detto che entro venti anni la Gran Bretagna si sarebbe alleata a Francia e Russia contro la Germania, chiunque avrebbe pensato a uno di quei visionari europei avvezzo alle questioni diplomatiche, ma proprio quel riallineamento fu organizzato da una certa cerchia di diplomatici e statisti britannici tra il 1887 e il 1907. Zbigniew Brzezinski e i suoi alleati guardano al loro “mentore” imperiale britannico, il primo geopolitico Halford Mackinder, che sosteneva che si doveva impedire a tutti i costi un’alleanza russo-tedesca, poiché solo questo poteva minacciare il dominio mondiale anglosassone; il geostratega George Friedman, appartenente all’influente thinktank STRATFOR, ha detto la stessa cosa all’inizio di quest’anno negli Stati Uniti.4Discorso di Friedman al Chicago Council on Global Affairs, il 3 Feb 2015. Full video here: https://www.youtube.com/watch?v=QeLu_yyz3tc. I passaggi più importanti del discorso in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=z5SjPLJOjqc Per lo stesso motivo Mackinder ha anche messo in guardia contro un’alleanza Russo-Cinese: essa permetterebbe alle vaste risorse dell’Asia Centrale e della Siberia di essere utilizzate per creare una potente flotta che potrebbe sfidare le flotte di quelli che lui chiamava i “lupi di mare”: Gran Bretagna e America. Nel XX secolo, per tre volte (Prima e Seconda Guerra Mondiale, Guerra Fredda) l’élite anglo-americana è riuscita a impedire qualsiasi tipo di intesa russo-tedesca; anzi, sono persino riusciti, con un grande aiuto da parte della stupidità dei due paesi, a far sì che Russia e Germania si facessero la guerra l’una contro l’altra per due volte nel giro di 30 anni.

Russia e Cina

Ma l’altro incubo di Mackinder sta rapidamente diventando realtà, vale a dire un’alleanza russo-cinese, e la Cina è ora molto più potente di quanto non fosse ai suoi tempi. Possiamo quindi stare sicuri che nelle profondità più oscure delle élite “Occidentali” i progetti per rompere quell’alleanza siano già in corso attraverso una qualche strategia o altro, e molto probabilmente entro i prossimi anni, prima che le economie di quella che Mackinder chiamava la “Terra dei Lupi” si colleghino inestricabilmente attraverso le crescenti reti di trasporto energetico, attraverso tutta la Siberia. Tra il 2010 e il 2012 Iran e Siria, alleati della Russia, hanno negoziato con l’Iraq un gasdotto “islamico” che passasse dall’Iran alla Siria, attraverso l’Iraq a loro reciproco vantaggio. Questo gasdotto ha profondamente infastidito gli stati sunniti allineati agli USA – Arabia Saudita, Qatar e Turchia – che avevano progetti di oleodotti propri, che prevedevano tutti la destituzione del presidente siriano filo-russo Assad. Nel frattempo, gli iraniani sono anche impegnati a costruire un gasdotto che li colleghi con l’India attraverso il Pakistan, alleato cinese. Emerge una prospettiva di collegamenti energetici e di trasporto che si estendono dalla Cina alla Siria – con l’Iran come hub chiave – una nuova “via della seta d’acciaio” infatti che potrebbe effettivamente beneficiare notevolmente i popoli dell’Asia e oltre!5 Questo rappresenta solo il “Corridoio Meridionale” della triplice “Via della Seta d’Acciaio” progettata dalla Cina. C’è anche il “Corridoio Settentrionale” (essenzialmente la rete ferroviaria Transiberiana) e il “Corridoio Centrale”, che va dalla Cina all’Europa attraverso l’Asia Centrale. Dal 2011 la rete ferroviaria ha già collegato Chongqing nella Cina centrale con Duisburg in Germania. Ma rappresenta una terribile preoccupazione per i “lupi di mare” dell’Occidente e dei loro “valori” economici. Essi la vedono come una minaccia, così come una volta l’élite britannica vide l’avanzamento della Germania nelle miniere d’oro e di diamanti come una minaccia, e come allo stesso modo videro la linea ferroviaria Berlino Baghdad: un pericolo per il loro esclusivo monopolio delle materie prime alla base del dominio globale.

Il conflitto mediorientale del 2011-2015

Dalla “primavera araba” del 2011 uscì un colpo di stato militare (in Egitto); la Libia è stata distrutta dall’Occidente; gran parte dell’apparato statale della Siria è stata distrutta da una combinazione di cosiddette “forze di opposizione”, molte delle quali composte da fanatici islamici e mercenari stranieri, più o meno segretamente sostenuti dagli stati sunniti dell’Arabia Saudita, del Qatar e del Kuwait. All’inizio, queste forze erano troppo deboli per affermarsi. Ma poi, nel 2014, balzò alla ribalta un nuovo movimento pan-islamico di fanatici che invocava il Califfato. Anche questo fu appoggiato segretamente dall’Occidente e dai sui alleati sunniti. Si è rapidamente impossessato di risorse petrolifere per autofinanziarsi. Nel 2013, il presidente Assad era in svantaggio, poi ha ricevuto il sostegno di Hezbollah e dell’Iran, dietro ai quali c’era la Russia. I leader occidentali Obama e Cameron cercarono di intervenire militarmente contro Assad per riportarlo in condizioni di svantaggio ma furono sfiduciati dai loro stessi popoli. Allora, alla fine del 2013 – inizio del 2014, hanno colpito la Russia attraverso l’Ucraina organizzando e sostenendo segretamente un colpo di stato illegittimo. Putin ha risposto con il suo stesso colpo di stato in Crimea e appoggiando i separatisti dell’Ucraina orientale. Questo indusse l’Occidente a dichiarare l’embargo nei confronti della Russia, dando inizio a una nuova “Guerra Fredda”, come ci hanno ripetutamente detto i media. Ma mentre la fazione ucraina sostenuta dai Russi combatteva la parte sostenuta dall’Occidente nello stallo del Donbass, in Siria l’ago della bilancia si è spostato di nuovo, a metà del 2014, quando l’Occidente ha improvvisamente giocato la carta ISIS: i fanatici alla ricerca del Califfato erano arrivati. L’Occidente ha finto di intraprendere un’azione militare contro l’ISIS, o “Stato islamico”, ma dopo oltre un anno di “attacchi aerei” ha ottenuto poco; la situazione è semplicemente peggiorata. Nel 2015 un flusso di rifugiati, molti provenienti dalla Siria, ha iniziato a riversarsi in Europa, e l’Occidente ha immediatamente cercato di utilizzare questa nuova crisi per ottenere la deposizione di Assad, la cui logica è che se Assad non se ne va, il disastro siriano non farà che aggravarsi e la crisi dei rifugiati causerà sempre più problemi all’Europa. A metà del 2015, la situazione militare di Assad buttava nuovamente al peggio, finché nel periodo di San Michele (29 settembre, NdT), la Russia si è fatta avanti sostenendolo con attacchi aerei diretti contro tutti i suoi nemici in Siria. Nel frattempo, la Turchia, membro NATO, sempre permalosa e ipersensibile ai suoi confini e ai curdi, e ancora bramosa di rovesciare Assad per ragioni economiche legate al petrolio e al gas, solleva ostilità sull’intervento della Russia, e la NATO comincia a fare lo stesso…

Ciò che è in gioco in tutto questo è il futuro della Russia e del mondo slavo e la loro futuro capacità di assorbire gli elementi più salutari della nostra attuale quinta epoca post-atlantica, elementi che sono, per esempio, veicolati dall’antroposofia. Oggi la Russia oggi, in termini globali, è nella stessa situazione in cui era la Germania nel 1914 nei confronti dell’Europa – nel mezzo, il ponte culturale tra l’Oriente e l’Occidente, tra la Cina e l’Europa. Le forze che ostacolano il progresso umano (sia all’interno che all’esterno dello “stato intermedio”), stanno cercando di rimuovere il termine medio e ridurre una triade a un duopolio, come fecero con la Germania nel XX secolo.

Gli Stati Uniti, attraverso il TTIP, stanno cercando di fondere il Nord America con l’Europa, come abbiamo visto prefigurato nell’articolo dell’Economist del 1-7 settembre 1990, intitolato A New Flag – A Survey of Defence and the Democracies (Una nuova bandiera – Inchiesta sulla difesa e sulle democrazie). Potrebbe sembrare che l’obiettivo anglo-americano sia quello di produrre un contrappeso binario a un’alleanza russo-cinese, producendo così un colossale duopolio est-ovest che sarebbe veramente pericoloso, e infatti, oggi siamo già pericolosamente vicini a quello scenario. Ma l’articolo del 1990 da Beedham (era un intimo amico personale di Samuel P. Huntington, il quale ha pubblicato per primo le tesi del suo libro Clash of Civilizations in Foreign Affairs nel 1993 – in un articolo intitolato The Clash of Civilizations? [Lo scontro delle civiltà?], sul numero 3, estate 1993, NdT) illustrava una Russia isolata sia dall’Europa che dalla Cina – e questo è l’obiettivo a lungo termine dell’élite americana: l’Europa con il Nord America, e la Russia indebolita e ridotta tra l’Euro-America e la Cina.

Il colpo di stato militare, il neo-califfato, la guerra in Siria, l’Arabia Saudita, gli Stati del Golfo, Turchia, Russia, Iran: tutti sono coinvolti, con la Cina e “l’Occidente” dietro le quinte (per non parlare di Israele) – gli elementi dello scenario per il XXI secolo dell’Economist del 1992 sono quindi tutti all’opera a soli quattro anni dal 2011, quando è stato deciso che la messinscena iniziasse. Le élite occidentali hanno sempre agito di nascosto, ma spesso hanno anche “fatto trapelare” informazioni sui loro piani in forma codificata: lo hanno fatto ai tempi di Steiner6Si veda ad esempio l’articolo della rivista inglese Truth del Natale 1890 (cfr. Rudolf Steiner, The Karma of Untruthfulness, Vol. 1, p. 289, Rudolf Steiner Press 1988 e 2005) e la conferenza dell’esoterista inglese C. G. Harrison a Londra nel 1893 (cfr. C. G.Harrison, The Transcendental Universe, Lindisfarne Press, 1993, pp. 96-99). e lo fanno oggi. La domanda da porsi è perché lo facciano, ma il resto di noi almeno ha la possibilità di intuire tali intenzioni, smascherarle e quindi cercare di proteggerci da esse o impedirne la realizzazione.

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