Pasqua 2013

Pasqua 2013

Rosae+Crucis
La Rosa+Croce

Come il Figlio dell’Uomo vede attorno a sé le dodici figure, simili a uno stampo delle sue incarnazioni, cosí colui che scorge nel futuro riconoscerà in queste stesse figure ciò che l’umanità deve attraversare per raggiungere lo stato di perfezione. Chi ha attraversato i Misteri del Figlio, vede nel futuro sino alla fine dell’evoluzione terrestre.  Piú oltre, la Terra passerà ad una nuova condizione planetaria, partendo dal suo stato astrale; allo stadio di Giove, essa imprimerà, quale frutto dell’evoluzione, l’amore perfetto, che ha eliminato tutto l’egoismo: un amore totalmente illuminato, totalmente purificato, totalmente spiritualizzato. Per questo motivo il Cristo Gesù poté dire: «Voi che sedete attorno a me, rappresentate le diverse membra del mio corpo, i diversi gradi della perfezione, e se guardo al futuro, queste sono le dodici stazioni che devono venir superate per giungere infine al Padre, alla perfezione».

L’impulso e la sofferenza, gli istinti e i desideri e ogni cosa presente nel sensibile, devono  venir superati. Tutto questo si indica simbolicamente nella presenza dei dodici apostoli. Il periodo che viene dopo di loro è quello rappresentato da Giuda Iscariota. L’infima sensibilità è legata al piú grande egoismo. Giuda Iscariota è colui che tradisce il cristianesimo! Verrà un tempo in cui ciò che è accaduto sul Golgotha accadrà sull’intera Terra. Sembrerà come se l’egoismo volesse portare la morte al Cristo e al Buddha. Sarà il tempo dell’Anticristo. Vi sarà la legge per cui tutto ciò che accadde attorno alla croce, dovrà accadere anche sul piano fisico. In un lontano sviluppo futuro, cadrà tutto ciò che è inferiore nell’uomo, e ora questo futuro si sta già preparando. Egli non agirà piú, in seguito, partendo dalle passioni inferiori.

Come oggi l’uomo produce la parola che può incarnare la cosa piú sublime che abita la sua anima, cosí in futuro egli agirà creando tramite la parola; come è divenuto egoista attraverso i sensi, attraverso la loro soppressione diverrà di nuovo altruista. Il sangue dell’uomo verrà trasformato in modo tale, che egli in futuro creerà a partire da sentimenti puri ed altruisti. Vi sarà un sesso umano che sarà creativo tramite la parola; gli organi della sessualità si trasformeranno e saranno nel cuore, nei polmoni e nella laringe.

E avranno quindi luogo altre due evoluzioni, che deriveranno dal cristianesimo. Il tempo in cui domina l’egoismo è rappresentato da Giuda Iscariota. Considerando spassionatamente gli avvenimenti del mondo, si vede come i sensi dell’uomo siano in grado di tradire e distruggere tutto lo spirituale.

L’uomo diverrà più vitale se la parola, la cosa in lui più sublime, diverrà creativa, e se il suo cuore sarà il suo organo spiritualmente creativo. Questa è un’immagine da applicare ad un punto del Vangelo da cui possiamo vedere cosa seguirà quando il cristianesimo avrà reso tutti gli uomini altruisti e fraterni.

Vediamo incarnato in Giuda Iscariota ciò che rende gli uomini egoisti, mentre la mèta finale dell’umanità in un lontano futuro è la dodicesima stazione, la figura dello stesso Cristo. La trasformazione in questo modo si completa nella spinta della forza creativa dal grembo al cuore. Ora ponete attenzione alla posizione di quel discepolo di Gesù, quello che Egli piú amava e di cui si dice che si trovava vicino al petto di Gesù stesso. Tale posizione esprime come la forza riproduttiva inferiore, la forza generatrice dell’uomo, si spinga dal grembo al cuore, connessa ai polmoni e alla laringe. Questa posizione indica anche che Giovanni fu iniziato nel Mistero del Figlio dal Cristo Gesù. Dopo che il discepolo avrà vissuto questo, avrà trasformato le sue forze generatrici inferiori in forze superiori, e arriverà al Padre tramite il Figlio.

E allora, cosa potrà dire? Potrà dire quello che tutti gli Iniziati dicono: «Mio Dio, mio Dio, hai magnificato il tuo Figlio!». Leggetelo in Giovanni: «Gesù disse: ”Ora il Figlio dell’Uomo è magnificato, e Dio è magnificato in Lui”». L’Ultima Cena ha perfezionato ciò che si è completato sul piano fisico. Quegli uomini che hanno sperimentato questo tramite il Cristo Gesú, uscendo dall’evoluzione terrestre e salendo ad una superiore, si raduneranno attorno al Cristo. In mezzo a questa assemblea Egli potrà gridare ancora una volta le parole già proferite allora sulla croce: «Eli, Eli, lama sabachtani!». Questo motto è stato tradotto male in greco. Significa: «Mio Dio, mio Dio, quanto mi hai magnificato!» (cioè spiritualizzato). Con un piccolo cambiamento al testo ebraico, è derivato il motto scritto: «Eli, Eli, lama asabthani!».

Questo motto ci svela la lotta per distogliersi dalla materia: il Mistero del Figlio. Ci mostra che allora l’intimo sguardo veggente del Salvatore del mondo vedeva sino alla fine dell’evoluzione terrestre. La grande mèta dell’umanità consiste nel superamento di tutte le diversità e nel fondare un grande amore umano. Questa mèta non verrà raggiunta in alcun altro modo se non nell’imparare progressivamente a penetrare nel mondo spirituale. Gli uomini, però, non devono disciogliersi nella divinità prima di essere stati distinti singolarmente: essi saranno bensí individualizzati come l’acqua nelle piccole spugnette.

L’umanità ha origine dal Divino e sviluppa i diversi Io; alla fine sarà completamente individualizzata, ma nel contempo unita in una unione fraterna, e formerà una unità che genererà una nuova stella: quella nuova stella che nell’Apocalisse viene chiamata “la nuova Gerusalemme”. Le armonie delle sfere formeranno un’eco nelle parole: «Eli, Eli, lama sabachtani», Mio Dio, mio Dio, come mi hai glorificato!

Queste parole vennero pronunciate sul Golgotha e verranno ripetute quando l’umanità sarà ascesa al gradino piú alto, quando sarà progredita dal Figlio al Padre. Lo sguardo spirituale guarda lontano, molto lontano, afferrando il segreto del Golgotha!

Le grandi feste dell’anno sono presenti come delle grandi fermate, a cui l’umanità deve fermarsi per elevarsi dai consueti affanni quotidiani e per gettare uno sguardo nella grande evoluzione dell’umanità.

Deve guardare verso di essa non per secoli ma per millenni, e contemporaneamente deve guardare indietro, con la propria coscienza, alle stazioni attraverso le quali l’umanità è passata nel suo sviluppo.

Tratto da una conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Berlino il 26 marzo 1907, non inclusa nell’Opera Omnia, tratta da I Misteri del Padre, del Figlio e dello Spirito. Traduzione di Paolo Perper. (fonte: pagina facebook de La Scienza dello Spirito)

Auguri di Buona Pasqua a tutti i lettori di questo blog!

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