Sui quattro principi massonici – II parte

Sui quattro principi massonici

Questi appunti sono stati redatti da partecipanti alle lezioni della cosiddetta “sezione cultico-conoscitiva” (nota anche come Mystica Aeterna) della scuola esoterica che Rudolf Steiner tenne dal 1904 al 1914, quando era già Segretario della sezione tedesca della Società Teosofica. Tali lezioni si protrassero anche dopo aver lasciato tale incarico, per venire poi sospese definitivamente nel 1914. Tale sezione si occupava sostanzialmente di ritualità massonica, non solo studiata, ma anche agita e praticata, in quanto molti dei teosofi tedeschi della prima ora erano anche massoni. Gli stessi poi, nel 1913, seguirono Steiner nella neonata Società Antroposofica, dove il culto cognitivo proseguì fino alla chiusura di cui si è già detto.

Dalla lezione tenuta a Berlino il 26 giugno 1906

di Rudolf Steiner

Il movimento teosofico lo chiamiamo “massonico” in senso del tutto oggettivo. È il primo ad essere sorto in modo sedizioso. Se uno detiene la dottrina, il concetto della dottrina, in modo che essa non solo sia salda in lui, ma che ribolla nella sua anima, essa risveglia in lui delle forze. Chi, leggendo un libro come La dottrina segreta di H. P. B. [H. P. Blavatsky] o come la mia Teosofia, non abbia il sentimento di esserne talmente scosso, che questo libro agisca in lui come un fuoco, deve leggerlo ancora una volta e rileggerlo ancora sempre, fino a farlo del tutto suo, anche se dovesse rileggerlo cento volte o più.

Con le dottrine teosofiche, le cose stanno così: nonostante siano tanto necessarie, perché senza di esse la cultura non potrebbe fare progressi, perché la cultura ne ha bisogno, sono anche tanto pericolose, se vengono annunciate in riunioni pubbliche ecc., perché in quelle occasioni la maturità e l’immaturità siedono vicine. Però questo pericolo deve esserci; non si può portare avanti la cultura, senza che essa richieda sacrificio. Ma dobbiamo essere prudenti, non mettere demoni nelle orecchie delle persone, smorzare ogni frase in modo che non diventi una forza che brucia.

Occultisti ce ne sono oggi e ce ne sono sempre stati. Se in passato qualcuno è voluto venire da voi, è sempre stato come per caso. Ma ovviamente il caso non esiste. Ma si viaggiava anche per settimane, per vederne uno e consultarlo. Le cose erano totalmente diverse da oggi, che i maestri occulti si presentano alle persone o si mettono in viaggio per andare da loro.

Faceva parte della sua forza sapere: “Quel che dici a parole lo hai perso in potere”. Si tratta di fare del parlare di queste cose un servizio sacrificale; allora però la forza cresce. Non vi è nulla di meglio per l’occultista, che abituarsi a tacere molto. Chiacchiere da bar e boccali di birra bevuti al crepuscolo, indulgendo in chiacchiere voluttuose, predispone i demoni sul piano astrale a praticare atti osceni. Il chiaroveggente può vederlo, e da un punto di vista elevato questo è molto peggio che praticare la lussuria qui sul piano fisico.

Al giorno d’oggi il linguaggio è diventato un mezzo per la distruzione del progresso umano. Se pensate che cosa viene letto al solo scopo di trovarvi soddisfazione – queste innumerevoli opere di “poeti” e “poetesse” moderni – potete dirvi da soli quali forze distruttive ci siano al mondo. Oggi il massimo del progresso lo si farebbe leggendo e stampando di meno.

Il secondo principio è che con la quantità di potere che si ha si uccide il volere. Immaginate che oggi arrivi qualcuno con una particolare intenzione. Arriva da uno sperduto cantuccio del mondo, non è in rapporto con nessuno e cerca di compiere un’azione in uno scenario che gli è estraneo. Non ha alcun potere, ma il suo volere è potentissimo. In un dominio di potere la volontà originaria viene paralizzata, perché in tal caso essa gli viene rapidamente smussata (già da prima). Dal punto di vista occulto, chi ha il massimo potere nel mondo esteriore ha la massima paralisi del volere interiore. Perciò l’occultista preferisce andare per il mondo con una corda a tre capi piuttosto che essere un re. Nessuno che abbia raggiunto l’impotenza farebbe cambio con uno che abbia da comandare un grande regno. Infatti, se egli facesse qualcosa di diverso da quel che arreca beneficio a questo regno, farebbe un’assurdità. Chi ha un grande potere lo deve gestire; è inibito nel suo volere. Quanto ha di potere danneggia il suo volere.

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