Culti Misterici: dell’origine ed evoluzione – II parte

Culti Misterici e Iniziazione

L’anelito che ha spinto tanti uomini del passato a chiedere di essere ammessi ai Misteri, aveva come primo obiettivo ricevere l’iniziazione. Soffermiamoci un attimo sui termini mistero e iniziazione.

Per noi, oggi, mistero vuol dire qualcosa che non si capisce. La parola invece viene dal verbo greco mueo (myeō), che si usava, ad esempio, per descrivere le ferite quando si rimarginano, e in generale tutto ciò che si chiude. Successivamente assume il significato di indicare l’atteggiamento di chi chiude la bocca, per non essere costretto a parlare, ovvero non rispondere. Questo indica non tanto la incomprensibilità di una cosa (significato che diamo noi oggi), bensì il non volerne parlare, l’atto appunto chiudere la bocca nel momento stesso in cui la si vorrebbe aprire. Il mistero è tale perché deve restare segreto.

Consideriamo per un momento l’atto di chiudere la bocca nell’attimo in cui, invece, si vorrebbe parlare. In esso possiamo scorgere la volontà che prende il sopravvento sulle passioni dell’anima che inducono a parlare. La parola è duplice, e si distingue in interiore e proferita. Quella interiore è “la concezione dello spirito e movimento dell’anima[1], mentre quella proferita è un legame tra colui che parla e colui che ascolta. Le parole hanno un grande potere, tanto maggiore “quanto meglio esprimono e rappresentano le cose più grandi, cioè le intellettuali, le celesti e le soprannaturali” e astenersi dal proferirle, a maggior ragione quando esse riguardano la conoscenza occulta, specialmente davanti a chi non sia chiamato a parteciparne, è una legge naturale che ogni vero iniziato osserva, e che lo lega saldamente alla catena spirituale degli iniziati di ogni tempo.

Gli iniziati ai misteri erano detti telesti, ossia coloro che guardano alla meta, in quanto avevano ricevuto la τελετή (teleté), l’iniziazione. Essi erano coloro ai quali veniva rivelato il vero scopo dei Misteri, il τελoz (télos), la meta dell’intera evoluzione terrestre dell’uomo. Vedremo più avanti che il vero contenuto, lo scopo rivelato, ha a che fare con l’origine dei Misteri, che può essere attinta in maniera chiaroveggente solo dalla cronaca dell’Akasha.

In latino il verbo greco myeō era reso con ineo, inire, andare dentro, che in un certo senso rende l’idea di conservare il segreto andando verso l’interno di sé, dove è possibile operare quelle trasformazioni dell’anima che operino anche su quella parola interiore, a cui si è accennato in precedenza, in modo l’osservazione del più assoluto silenzio riguardo ai misteri diventi disposizione naturale dell’anima. Ancora in Apuleio i due termini vengono usati distintamente per indicare l’ammissione ai misteri e la verità che in essi verrà rivelata:

“…nam et diem, quo quisque possit initiari, deae nutu demonstrati et sacerdotem, qui sacra debeat ministrare, eiusdem providenzia deligi…[2]

(il giorno in cui ciascuno poteva essere iniziato, lo indicava la dea con un cenno, ed ella sceglieva dalla sua provvidenza il sacerdote che doveva celebrare)

Indidem mihi praedicat, quae forent ad usum teletae necessario preparanda[3].

(Quindi mi annuncia le cose che servivano ed era necessario essere preparate per l’iniziazione)

Successivamente il termine teleta è sparito, ed apparso initiatione, che ha assunto il significato attuale di “insegnare qualcosa a qualcuno”, di modo che possa gradualmente impararlo, e tutti i significati traslati che conosciamo. Non c’è dubbio che tra il significato attuale e quello greco ci sia un abisso, anzi essi sono l’esatto opposto.

Per l’adepto dei misteri antichi l’iniziazione era intesa come il compimento di un cammino preparatorio, volto alla rivelazione delle verità fondamentali dell’uomo. In tal senso perdono di valore molti dei significati che vengono attribuiti all’iniziazione moderna, come l’imparare a sperimentare la morte già in vita, e più in generale il senso di palingenesi comune a molti di questi percorsi.

L’antico iniziato veniva posto di fronte a fatti riguardanti l’evoluzione umana che dovevano ancora manifestarsi sul piano storico, pertanto tale conoscenza, di natura totalmente non intellettuale, aveva lo scopo di trasformare l’anima per prepararla ad accogliere eventi in cui l’intera umanità avrebbe avuto un ruolo quasi di solo spettatore.

Oggi invece, che questi fatti si sono storicamente svolti, d’accordo con quanto rivelato nel Prologo del Vangelo di Giovanni, dove si afferma chiaramente che “il verbo si è fatto carne[4] la missione di molti ordini iniziatici tradizionali, come ad esempio la Massoneria, come ebbe a dire Rudolf Steiner, coincide con la missione dell’intera umanità di questa epoca evolutiva[5], nella misura in cui ogni singolo uomo sarà in grado di “rendere testimonianza alla Luce[6].

Questo è a mio parere il motivo per cui il significato originario del termine iniziazione si è invertito, e con esso la trasformazione dell’uomo da spettatore a protagonista. E completamente opposta è la via iniziatica, che oggi parte prima di tutto dall’aspetto intellettuale. Lo studio è infatti il primo dei gradini di un nuovo percorso iniziatico, che possiamo definire cavalleresco, che è in stretta relazione con il grado di Apprendista Massone, dove viene chiesto di conoscere il mondo solo secondo peso, numero e misura.

Che la via iniziatica sia da compiere in senso inverso a quella degli antichi misteri è anche mirabilmente espresso da un’immagine, dataci sempre da Rudolf Steiner, legata all’antica via sapienziale yoga. Uno degli scopi di tale via è l’accensione del fuoco della Kundalini, una corrente ascensionale che si sviluppa dal chakra basale, che si trova nel perineo, fino al chakra sommitale o coronale, che si trova nella ghiandola pineale. Tale corrente si sviluppa in forma, sinuosa come di serpente, ed è delimitata lateralmente da due altre correnti, viste come colonne, chiamate Ida e Pingala, che rappresentano rispettivamente il principio femminile e quello maschile. Quello che Steiner comunica rispetto a tale via è che l’uomo odierno è chiamato ad accendere anche la corrente discensionale della Kundalini, in modo che il serpente che parte dal capo si intrecci con quello che parte dal basso, fino a formare un simbolo antichissimo, noto come Caduceo, che è simbolo tanto dei Misteri di Hèrmes-Mercurio che di Asclepio-Esculapio.

[1] Cornelio Agrippa, La filosofia occulta, Cap. LXIX
[2] Lucio Apuleio, Le Metamorfosi, Libro XI, 21
[3] Lucio Apuleio, Le Metamorfosi, Libro XI, 22
[4] Giovanni, I, 14
[5] cfr. Rudolf Steiner, Natura e scopi della Massoneria, Prima Conferenza, Ed. Mediterranee, Milano, 2002
[6] cfr. Giovanni, I, 7-8

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