Il tema di Tommaso d’Aquino negli ultimi giorni di vita di Rudolf Steiner

Il tema di Tommaso d’Aquino negli ultimi giorni di vita di Rudolf Steiner

questo articolo è una libera traduzione dell’omonimo capitolo 1 del libro “Rudolf Steiner’s Core Mission: The Birth and Development of Spiritual-Scientific Karma Research” di Thomas H. Meyer

Alla fine del marzo 1925, Rudolf Steiner giaceva sul suo capezzale nello studio del laboratorio di falegnameria in Domach. Era una stanza dal soffitto alto con un lucernario. Ai piedi del suo letto si stagliava il gruppo ligneo che aveva scolpito con l’aiuto della sua allieva, la scultrice Edith Maryon. Essa raffigura il Rappresentante dell’Umanità che avanza tra le potenze ostacolatrici di Lucifero e Arimane. Steiner stava lavorando al libro pubblicato in seguito come la sua autobiografia, che è apparso a puntate settimanali sulla rivista Das Goetheanum. Tutto intorno libri e periodici su tavoli e mensole. Tra questi probabilmente anche un libro di Friedrich Eckstein, che Steiner aveva menzioanto calorosamente nelle sue memorie autobiografiche, pubblicate il 25 gennaio 1925; in seguito a ciò, in segno di gratitudine, Eckstein gli aveva inviato il suo libro intitolato Erinnerungen an Anton Bruckner (Memorie di Anton Bruckner) con la dedica “In memoria dei giorni di gioia spirituale di un passato lontano”. Per Steiner questo fu un caloroso saluto che gli riportò alla mente le sue esperienze giovanili a Vienna, quando incontrò Eckstein. In una lettera a Eckstein della fine di novembre 1890, Rudolf Steiner aveva detto che l’importanza di questo incontro per il suo sviluppo era stata pari solo a un’altra fatta a quel tempo, della quale però non poteva parlare:

Ci sono due esperienze nella mia vita che considero le più importanti della mia esistenza, senza le quali sarei stato tutt’altra persona. Di una non posso parlare, l’altra è che ti ho consciuto.1Cfr. Rudolf Steiner, Briefe Band II: 1890-1925, GA 39, pag. 51 (non tradotto in italiano, N.d.T.).

Non ci sono dubbi che la prima esperienza si riferisca all’incontro di Steiner con il suo maestro, all’età di 19 anni, che descrisse in seguito a Edouard Schuré.

Friedrich Eckstein aveva un notevole bagaglio di conoscenze sulle antiche tradizioni occulte e in un certo senso era egli stesso un occultista. Ha risparmiato a Steiner una buona dose di laboriose ricerche di fonti letterarie e, secondo Wilhelm Rath, gli avrebbe anche indicato la fiaba di Goethe.2A cura di Wilhelm Rath: Die Jugendzeit Rudolf Steiners in Österreich, 1861-1890, vol. I, pag. 135 (non tradotto in italiano, N.d.T.). Tuttavia, Eckstein pensava che la conoscenza occulta dovesse continuare rimanere segreta, e non condivise le intenzioni opposte di Steiner al volgere del secolo, neppure lo seguì nello sviluppo della scienza dello spirito. Al di là di questa differenza di opinione, tuttavia, egli mantenne una salda considerazione dell’importanza e della grandezza di Steiner.

In questi ultimi giorni di marzo, oltre a questo saluto di Eckstein dai “giorni di gioia spirituale di un passato lontano”, si presentò un altro personaggio da un passato ancora più lontano, da anni lontani in cui non ci furono solo gioie spirituali, ma vennero anche combattute dure battaglie spirituali. Questo saluto non arrivava dalla lontana Vienna, ma da un luogo molto più vicino.

Tra i pochissimi ammessi a visitare regolarmente Steiner nei suoi ultimi giorni di vita c’era Albert Steffen, vicedirettore della Società Antroposofica e direttore responsabile del settimanale Das Goetheanum. A Steffen fu consentito di entrare nello studio alle 17 in punto di ogni giorno. Quando visitò Steiner il 26 marzo, portò con sé una riproduzione fotografica di un dipinto di Benozzo Gozzoli, conservato al Louvre.

Uno sconosciuto glielo lasciò il giorno stesso. Il quadro di Gozzoli raffigura Tommaso seduto tra Aristotele e Platone. Ai suoi piedi si trova Averroè, il filosofo arabo che Tommaso aveva sconfitto nella disputa della scolastica; e sopra la sua testa si trovano incise alcune parole pronunciate da Cristo: “Bene scripsisti de me, Thoma” (Bene hai scritto di me, Tommaso). In quella sera, Steffen si avvicinò in tal al capezzale con questa immagine. Scrisse a riguardo:

Gliela mostrai. Lui disse subito: “La conosco molto bene. La vedemmo a Parigi, al Louvre, nel mio ultimo viaggio di conferenze a Parigi”. La osservò a lungo e mi sembrò come se, nel suo stato di meditazione, la fotografia ricevesse luce e vita.3Albert Steffen, In Memoriam Rudolf Steiner, Verlag am Goetheanum, Basilea 1925, pag. 16.

Nei suoi ultimi giorni, quindi, in maniera quasi provvidenzialmente, l’attenzione di Rudolf Steiner è stata significativamente portata due volte da fuori su aspetti molto importanti della sua propria evoluzione spirituale, che andavano oltre la sua presente vita terrena. I saluti di Eckstein gli ricordarono il periodo in cui incontrò il suo maestro spirituale, mentre la pittura di Gozzoli riassumeva la somma di tutto ciò che egli aveva compiuto nella precedente incarnazione nell’alto Medioevo. Steffen, che di settimana in settimana pubblicava le memorie della attuale incarnazione di Steiner, anche poco prima di morire, ha rappresentato il suo Maestro con un’immagine della sua precedente incarnazione.

Non c’è nulla in realtà che faccia pensare che Steffen fosse a conoscenza della incarnazione del suo maestro nel Medioevo. È stato un sentore che lo ha indotto a portare con sé il dipinto di Gozzoli? Steffen non solo seguì le conferenze su Tommaso d’Aquino che Steiner tenne a Pentecoste del 1920,4Rudolf Steiner, La filosofia di Tommaso d’Aquino, GA 74, Editrice Antroposofica, Milano 2013. ma ne pubblicò anche dei riassunti sul Das Goetheanum.5Si veda l’articolo “Die Philosphie des Thomas von Aquino, Refereat über Vorträge von Rudolf Steiner”, in Das Goetheanum nr. 11, 18 e 25 febbraio 1923. Il suo interesse per la figura di Tommaso era pertanto profondamente acceso. Inoltre, nella primavera del 1925, scrisse un racconto sulla morte di Tommaso d’Aquino.6Questo racconto di Albert Steffen fu pubblicato per la prima volta su Das Goetheanum il 9 agosto 1925. La sua sensibilità poetica ebbe una qualche indicazione di qualcosa di cui lui non era ancora chiaramente cosciente.

Quello che è certo è che Steiner stesso, circa un mese prima del giorno di questa visita di Steffen al suo capezzale, aveva parlato consapevolmente della precedente incarnazione di Steffen. Il 27 febbraio 1925, spostò l’attenzione di sua moglie Marie Steiner-von Sivers, che a quel tempo si trovava in tourné con un gruppo di euritmia, sulla precedente incarnazione di Albert Steffen. Marie Steiner ebbe difficoltà ad apprezzare la poesia di Steffen, e Steiner volle mostrarle un punto di vista che l’avrebbe aiutata a comprendere meglio Albert Steffen e la sua opera. Le sue osservazioni sul contesto karmico di Steffen iniziavano con le seguenti parole: “Si deve comprendere Steffen, guardando alla sua incarnazione come Giotto”.7Rudolf Steiner – Marie Steiner-von Sivers, Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, 2^ edizione ampliata del 2002, pag. 450 (non tradotto in italiano, N.d.T.).

A quel tempo Albert Steffen era già a conoscenza della sua precedente incarnazione come Giotto. Giotto era amico di Dante, e Dante era un conoscitore e profondo ammiratore degli scritti di San Tommaso. Era passato un mese tra questa lettera e il giorno in cui Steffen andò a trovare Steiner portando con sé il dipinto di Gozzoli. Questo periodo di tempo corrisponde esattamente al ritmo del corpo eterico8Si veda la conferenza di Rudolf Steiner del 21 dicembre 1908, in GA 107 (L’essere uomo e la sua futura evoluzione); in italiano in Antropologia scientifico-spirituale – Vol. II, Editrice Antroposofica, Milano 2009. dell’uomo. Steffen sperimentò inconsciamente la prima rivelazione di Steiner a sua moglie, sulla sua precedente incarnazione? E un mese dopo, l’impulso di mostrare il dipinto di Gozzoli a Steiner sorse come per un’attivazione conseguente alla sua connessione diretta con Giotto e indiretta con Tommaso?

Note   [ + ]

1. Cfr. Rudolf Steiner, Briefe Band II: 1890-1925, GA 39, pag. 51 (non tradotto in italiano, N.d.T.).
2. A cura di Wilhelm Rath: Die Jugendzeit Rudolf Steiners in Österreich, 1861-1890, vol. I, pag. 135 (non tradotto in italiano, N.d.T.).
3. Albert Steffen, In Memoriam Rudolf Steiner, Verlag am Goetheanum, Basilea 1925, pag. 16.
4. Rudolf Steiner, La filosofia di Tommaso d’Aquino, GA 74, Editrice Antroposofica, Milano 2013.
5. Si veda l’articolo “Die Philosphie des Thomas von Aquino, Refereat über Vorträge von Rudolf Steiner”, in Das Goetheanum nr. 11, 18 e 25 febbraio 1923.
6. Questo racconto di Albert Steffen fu pubblicato per la prima volta su Das Goetheanum il 9 agosto 1925.
7. Rudolf Steiner – Marie Steiner-von Sivers, Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, 2^ edizione ampliata del 2002, pag. 450 (non tradotto in italiano, N.d.T.).
8. Si veda la conferenza di Rudolf Steiner del 21 dicembre 1908, in GA 107 (L’essere uomo e la sua futura evoluzione); in italiano in Antropologia scientifico-spirituale – Vol. II, Editrice Antroposofica, Milano 2009.

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